Il caso Di Girolamo. Il Gip: rischio di fuga

 Secondo il Gip “nel gennaio 2008, di fronte alla previsione di nuove imminenti elezioni politiche, Gennaro Mokbel mette in moto una vera e propria organizzazione che riesce in brevissimo tempo a costruire e rendere vincente la candidatura al Senato dell’ avvocato Di Girolamo, da sempre organico all’ associazione criminale per cui si procede. Che si sia trattato della candidatura e della possibilità di ingresso nel mondo delle istituzioni pubbliche dell’ intero gruppo criminale facente capo a Mokbel non della candidatura della singola persona Di Girolamo Nicola Paolo, emerge incontestabilmente dallo stesso tenore letterale di numerosissime conversazioni che intervengono tra il candidato e Mokbel Gennaro o tra questi ed altri soggetti. Ciò che ricorre sempre è la piena consapevolezza in tutti i sodali coinvolti nella costruzione della candidatura e nella successiva campagna elettorale che si tratta della candidatura al Senato del gruppo e che il Di Girolamo costituisce solo lo strumento per consentire all’ intero gruppo di fare ingresso dalla porta principale nelle istituzioni dello Stato.

Arrestato a Roma il boss Bellocco. La soddisfazione di Soldà, vicepresidente dell’ Italia dei Diritti

 “Un altro duro colpo inferto alla criminalità organizzata che testimonia l’ impegno delle nostre forze dell’ ordine. Nonostante le scarse risorse economiche e il personale spesso insufficiente, gli uomini delle forze di polizia meritano tutto il nostro plauso per i risultati ottenuti. Un arresto che metterà a dura prova la sopravvivenza dell’ omonima cosca di Rosarno”. Queste le parole del vicepresidente dell’ Italia dei Diritti, Roberto Soldà, alla notizia della cattura del latitante Domenico Bellocco, affiliato della ‘ndrangheta che deve ancora scontare una condanna definitiva a 6 anni di reclusione per associazione a delinquere di tipo mafioso.

Il presidente della Repubblica: “L’ndrangheta è la mafia più insidiosa”

 Giorgio Napolitano, dopo i fatti di Rosarno, ritiene indispensabile la presenza della magistratura in Calabria e chiede la piena applicazione della legge per il sequestro dei beni dei mafiosi. “Quella contro la mafia è una battaglia non ancora del tutto vinta che va combattuta con ogni possibile sostegno per chi si trova in prima linea, ha dichiarato il Capo dello Stato”.

Attentato della ‘Ndrangheta alla Procura generale di Reggio Calabria

 Il mondo politico condanna l’ attentato compiuto a Reggio. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato il primo a far pervenire ai Capi degli uffici requirenti di Reggio Calabria la sua vicinanza e la solidarietà del Paese a tutti i magistrati reggini, manifestando “il convinto apprezzamento e il forte incoraggiamento alla tenace azione, assieme alle forze dell’ ordine, di contrasto della criminalità, assicurando il pieno sostegno delle istituzioni”.

Veltroni: Vogliamo annientare tutte le mafie. La criminalità organizzata voti per qualcun’altro

 “Siamo una forza di governo che vuole annientare i poteri criminali che succhiano energie a questa terra”. Walter Veltroni, con il suo “Giro dell’Italia nuova” arriva in Campania e da Trentola Ducenta, in provincia di Caserta, lancia il piano del PD per contrastare la criminalità organizzata. Un vero e proprio manifesto per la legalità che traduce, forse come mai una forza politica aveva fatto finora, in proposte di legge concrete le principali teorie di lotta alla criminalità.

“Dobbiamo annientare la camorra, la mafia la ‘ndrangheta, sradicarle dalla vita di questi paesi. Se un candidato premier – sottolinea Veltroni – non si propone di fare questo, allora non svolge fino in fondo il suo dovere”. Il candidato premier del PD, come già aveva fatto durante la sua visita in Sicilia e in Calabria, non usa mezze parole e non lascia adito a dubbi sull’impegno del Partito Democratico. E ribadisce: “La mafia scelga pure per chi votare, ma sappia che noi il loro voto non lo vogliamo”.

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