Messaggio del Presidente Napolitano in occasione del 4 novembre

 “Novant’anni or sono aveva termine la Grande Guerra. Il Tricolore che quei giorni, per la prima volta, sventolava su Trento e su Trieste era il segno inequivocabile che l’unificazione d’Italia si era finalmente compiuta.
Oggi, prima presso l’Altare della Patria e poi a Redipuglia, renderò omaggio, a nome di tutti gli italiani, a quanti sono caduti per la libertà, per l’edificazione di uno stato democratico, per costruire un futuro di pace.
Celebrerò poi, a Vittorio Veneto, la giornata dell’Unità Nazionale ed il novantesimo anniversario della Vittoria, ricordando la Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa alla memoria del Milite Ignoto. Essa testimonia la perenne riconoscenza dell’Italia per i seicentomila soldati che hanno perso la vita nel primo conflitto mondiale e simboleggia l’apprezzamento e il rispetto per tutti coloro che hanno combattuto e combattono a difesa dei nobili valori che il nostro paese promuove nel mondo.
Gli eredi dei giovani combattenti di novant’anni fa sono oggi impegnati ben oltre i limiti del territorio nazionale e con compiti molto diversi da quelli a suo tempo assegnati ai loro predecessori.

Napolitano: Sulle modifiche alle regole per le elezioni, necessario un ampio consenso

 Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine dell’incontro con i rappresentanti di varie forze politiche riunite nel “Comitato per la democrazia”, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Ribadisco la convinzione, già espressa in precedenti occasioni, che quando si tratti di modificare regole tra le più importanti della competizione democratica quali sono quelle dei sistemi elettorali sia da ricercarsi un ampio consenso in Parlamento.
Modifiche in questo campo sono state largamente riconosciute in questi anni come opportune e mature; ed è stata riscontrata, nel recente passato, una preoccupazione condivisa circa l’esigenza di stabilire un più diretto legame tra gli eletti e i territori rappresentati, e di garantire un effettivo intervento dei cittadini-elettori nella scelta dei loro rappresentanti.

Dichiarazioni di Napolitano, al termine degli incontri presso la Lega degli Stati Arabi

 Ho avuto questa mattina un ricco ed interessante scambio di vedute sulle prospettive della pace in Medio Oriente e nel continente africano con il Segretario Generale della Lega degli Stati Arabi, che desidero ringraziare per la calorosa accoglienza che mi ha riservato, e che avevo già avuto il piacere di incontrare a Roma due volte in meno di un anno.
Tra Italia e mondo arabo esiste una lunga tradizione di storia, fatta di relazioni e reciproche influenze che affondano le loro radici nella consapevolezza della comune appartenenza al Mediterraneo, alla sua storia, alle civiltà che in esso si sono intrecciate e susseguite. Questa è stata e rimane una costante della politica estera italiana, che si conferma largamente condivisa nel nostro Parlamento e che nulla può oscurare o indebolire.
Anche per questo sono stato lieto di rivolgere un breve intervento dinanzi al Consiglio della Lega : per testimoniare gli eccellenti rapporti dell’Italia con l’Organizzazione e con gli Stati che la compongono e per rendere omaggio agli sforzi che, soprattutto negli ultimi anni, essa ha mostrato a favore della mediazione tra le parti e della moderazione.

Il Quirinale interviene nel dibattito sull’istruzione

 Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto alla lettera consegnatagli, in occasione di una cerimonia all’Università “La Sapienza” di Roma, da una rappresentanza di studenti, dottorandi e ricercatori.

Questo il testo integrale della lettera del Capo dello Stato:

“Cari studenti, dottorandi e ricercatori della Sapienza, ho ascoltato e letto con attenzione la lettera che mi avete consegnato e colgo l’occasione per indirizzarvi alcuni chiarimenti e spunti di riflessione. Innanzitutto : penso vi sia chiaro quale ordinamento la Costituzione abbia disegnato per la Repubblica. La nostra è una democrazia parlamentare – simile a quella di quasi tutti gli altri Stati europei – in cui al Capo dello Stato non sono attribuiti poteri esecutivi. Io non debbo dunque “decidere da che parte stare” : non posso stare dalla parte del governo e delle sue scelte, né dalla parte opposta. Le politiche relative a qualsiasi campo dell’azione dello Stato vengono definite dal Parlamento, in seno al quale la maggioranza e l’opposizione sono chiamate al confronto tra le rispettive proposte, che possono configurare soluzioni alternative ai problemi da affrontare. Al Presidente della Repubblica non spetta pronunciarsi nel merito dell’una o dell’altra soluzione in discussione, né suggerirne una propria , ma spetta solo richiamarsi ai principi e alle regole della Costituzione.

Scontro Governo-UE sull’ambiente

 Il messaggio di Giorgio Napolitano arriva proprio mentre va in scena lo scontro tra Roma e Bruxelles sull’ambiente. «Nonostante la crisi finanziaria che sta colpendo i Paesi piu avanzati – afferma il presidente della Repubblica nel messaggio che, in occasione della Giornata delle Nazioni Unite contro la povertà – occorre egualmente indirizzare le relazioni economiche e commerciali internazionali e i modelli di crescita in maniera da consentire a tutti i Paesi un effettivo progresso secondo linee compatibili con la doverosa salvaguardia delle risorse naturali e del patrimonio ambientale del pianeta».

DIMAS – Intanto è tensione tra il governo italiano e la Commissione di Bruxelles, dopo che il commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, ha dichiarato che i dati italiani sui costi che il ‘Pacchetto clima-energia’ avrebbe sul sistema industriale nazionale (-1,14% del Pil) «non hanno nulla a che vedere con il Pacchetto Ue». Il commissario, rispondendo alla domanda di un giornalista nel corso di una conferenza stampa sulla deforestazione, aggiunge: «L’Italia è uno dei Paesi che ne uscirà meglio. Non capisco perché veda le cose così pessimisticamente, considerando che ha le competenze necessarie per l’innovazione e grandi possibilità in materia di energie rinnovabili».

Incidenti sul Lavoro: 3 morti ogni giorno. Napolitano dice basta

 Oltre 1.200 morti in un anno, tre gni giorno: gli infortuni sul lavoro – seppure in costante calo dal 2000 ad oggi – si confermano una delle principali cause di morte in Italia, con un numero di decessi che e’ quasi il doppio rispetto agli omicidi. E’ l’allarme lanciato dall’Associazione nazionale fra mutilati ed invalidi del lavoro (Anmil) in occasione della 58/a Giornata nazionale per le vittime celebrata in tutto il Paese.

”Basta”, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Di fronte alle continue tragedie ”e’ doveroso tenere viva l’attenzione”, ha sottolineato in un messaggio inviato al presidente dell’Anmil, Pietro Mercandelli, ”non demordere nell’allarme sulla sua gravita’ sociale, applicare e migliorare le norme legislative”.

Napolitano risponde a Ainis: Continuerò a esercitare con rigore e trasparenza le prerogative attribuitemi dalla Costituzione

 Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Direttore de La Stampa, che l’ha pubblicata nell’edizione odierna del quotidiano, la seguente lettera:

“Gentile Direttore,
ho vivamente apprezzato il senso delle istituzioni cui era ispirato l’articolo di Michele Ainis (pubblicato su “La Stampa” di lunedì), e la sua preoccupazione per ogni erosione delle prerogative e degli equilibri costituzionali.
In Italia si governa – come in tutte le democrazie parlamentari – con leggi discusse e approvate dalle Camere nei modi e nei tempi previsti dai rispettivi Regolamenti, e solo “in casi straordinari di necessità e di urgenza” con decreti (cioè “provvedimenti provvisori con forza di legge”) che al Parlamento spetta decidere entro sessanta giorni se convertire in legge. Continuerò a esercitare a questo proposito – nessuno ne dubiti – con rigore e trasparenza le prerogative attribuitemi dalla Costituzione.

Incontro al Quirinale fra il Presidente Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI

 Stato e Chiesa italiana si incontrano “in un rapporto di reciproco rispetto e di feconda collaborazione”, ed è con questo spirito che “ci prepariamo a celebrare il centocinquantesimo anniversario della nascita del nostro Stato unitario”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dando il benvenuto al Quirinale a Sua Santità Benedetto XVI.
“Il valore supremo che ci deve guidare – ha detto tra l’altro il Capo dello Stato – è il rispetto della dignità umana, in tutte le sue forme e in tutti i luoghi. Esso implica più che mai anche la coscienza e la pratica della solidarietà, cui non possono restare estranee – anche dinanzi alle questioni più complesse, come quella delle migrazioni verso l’Europa – le responsabilità e le scelte dei governi”. Il Presidente Napolitano ha quindi fatto riferimento alle “vicende critiche” e ai “motivi di allarme che accompagnano il cammino dell’umanità in un mondo pur così ricco di risorse e di potenzialità di progresso”.

Napolitano: Si al decentramento, ma l’indivisibilità della Repubblica è un principio non negoziabile

 “Si pone oggi l’esigenza di un rinnovato, consapevole ancoraggio alla Costituzione: esigenza che appare tanto più forte quanto più si avverta un pericolo di disorientamento della comunità nazionale, per l’indebolirsi della sua coesione e del suo tessuto ideale e civile”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Venezia nel corso del suo intervento al Convegno ‘La Costituzione domani nel 60° anniversario della Carta fondamentale della Repubblica’. “La Carta del ’48 – ha aggiunto il Capo dello Stato – è sotto questo profilo una riserva preziosa su cui far leva, purché ci si impegni innanzitutto a ‘bucare il velo d’ignoranza che la circonda’: facendone conoscere e studiare il testo, facendone cogliere le virtualità e gli stimoli critici. E’ un impegno che deve assolutamente continuare, ben oltre il 60° anniversario della Costituzione repubblicana”.
“Della Carta del ’48 – ha proseguito il Presidente Napolitano – si deve però innanzitutto registrare – e questo non è un omaggio rituale – la tenuta e la vitalità di fronte all’urgere e al compiersi del processo di grande trasformazione e modernizzazione che l’Italia ha conosciuto nei decenni successivi. La Carta ha saputo presiedere a un tale processo, accompagnarne anche le molteplici tensioni, grazie, tra l’altro, alla saggezza e lungimiranza di formulazioni che vennero pensate in modo da poter risultare non chiuse ma idonee al recepimento di istanze e sollecitazioni poco o per nulla prevedibili al momento della definizione di quel testo”.

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